Documentary

La Piazza d’Armi e i dirigibili

Milano

Italy.

Vi racconto una storia: la storia di un posto a Milano. Di un posto, per la precisione, a San Siro.
C’erano una volta dei campi coltivati, appartenenti alle grandi cascine Moretto, Barocco, Linterno e Torrette di Trenno. Poi, nel 1906, un signore di nome Enrico Forlanini decise che quello era il posto giusto per fondare le “Officine Leonardo da Vinci” e costruirci i suoi meravigliosi dirigibili semirigidi, vanto della tecnologia italica. Ma non aveva abbastanza soldi, e quindi fece una cosa che oggi chiameremmo crowdfounding, ossia chiese ai cittadini milanesi di contribuire all’impresa.

E i cittadini milanesi lo fecero, si misero la mano nel portafogli e finanziarono questo folle e avveniristico progetto che aveva al suo attivo solo la costruzione di un prototipo, che volava a malapena. Ai cittadini si unirono il Comune e la Cassa di Risparmio di Milano e l’esercito. Nell’estate del 1913, per ringraziarli, Forlanini intitolò il suo primo vero dirigibile “F.2 Città di Milano”. E fu da qui, da questo campo, che parti Umberto Nobile per la seconda esplorazione del Polo Nord, impresa anch’essa finanziata dai milanesi.

Verso la fine degli anni ’20, qui venne spostata anche la Piazza d’Armi, sfrattata dalla nascente Fiera Campionaria, oggi CityLife. Visto che qui c’era una enorme Piazza d’Armi, si decise di costruirci accanto una caserma, la Santa Barbara, e l’Ospedale Militare di Baggio, che insieme andarono a formare un gigantesco complesso militare cittadino. Per 50 anni, questi spazi vennero utilizzati per le esercitazioni militari.

Poi, progressivamente, il declino e l’abbandono fecero il loro corso inesorabile. Una porzione dell’area è stata adibita a campo da polo, e il resto, ormai abbandonato a se stesso, è stato occupato da cittadini e senzatetto per costruirci orti e baracche di fortuna. La parte più estesa, è tornata ad essere un bosco, tra i più fitti della città, per quanto praticamente inaccessibile. Dal 2014 sono in corso attività e procedure per restituire alla città questo spazio verde, ma ad oggi risulta ancora quasi inaccessibile, poco sicuro e nel più completo abbandono.

Oggi sono andato a visitare la parte delle baracche, ed è veramente un posto surreale.

Alessandro Calzolaro

Travel and exploration photographer, with a passion for rural areas, hidden places, art and historic places.

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