Non ci sono che sale, chiese, granai

Non ci sono che sale, chiese, granai
Italy
Tarquinia, Italia- 2019

Nel 1803 iniziano i lavori per una Salina sul mare a poche miglia dalla città di Tarquinia; per la costruzione si sfruttano circa 100 forzati reclusi all’interno del vicino bagno penale di Porto Clementino, un ex granaio voluto da Clemente XII. Alla fine del 1812 nella Salina lavorano da 100 a 200 carcerati ed oltre 20 operai civili. Incatenati l’uno all’altro ogni mattina i forzati si dirigono alle vasche, destinati al duro e logorante lavoro dell’estrazione del sale. Uomini arrivati da terre lontane, macchiati da crimini spesso cruenti.  Non sono rari i casi di evasione. La più nota è quella del brigante Domenico Tiburzi, condannato a 18 anni di detenzione per l’uccisione del guardiano del marchese Guglielmi.

È una storia di sale, briganti e malaria.

La Salina era situata in un territorio paludoso e, come buona parte della Maremma, gravato drammaticamente dal morbo della Malaria, la cui unica cura era il chinino di Stato. Ecco cosa scrive G. Dennis in merito alla desolazione del luogo, dopo aver visitato il sito alla ricerca dell’antica Gravisca: ”appena arriva la stagione secca, tutta la costa è abbandonata a causa della terribile malaria. Rimane solo il doganiere a sorvegliare le piramidi di sale ed a maledire, dalla garitta, la sua mala sorte.

Vista la crescente importanza del sito e la necessità di sempre maggiore manodopera, con il tempo intorno alla Salina si viene a creare un piccolo borgo, un vero complesso abitativo con connotazioni tipiche del villaggio operaio, e si forma una piccola comunità identitaria legata al ciclo della raccolta del sale. Durante la seconda guerra mondiale Tarquinia è occupata dalle truppe tedesche. I Salinari sono sfollati e il bagno penale di porto Clementino viene fatto esplodere dagli invasori in ritirata verso nord. Finita la guerra l’estrazione riprende regolarmente, sempre più meccanizzata. Nel 1980 circa 170 ettari diventano Area protetta naturale, mentre la produzione cessa definitivamente nel 1997.

Con la crisi e il definitivo abbandono della Salina, la natura sta lentamente riconquistando i suoi spazi. Si è andata disgregando la comunità dei Salinari e il Borgo assume sempre più i lineamenti tipici di uno spazio residuale abbandonato.

È un paese maremmano. Non ci sono che sale, chiese, granai
(V. Cardarelli)

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