News > Photo Exhibition
Fine Banner laterale -->
TRA GUERRA E PACE - fotografie di James Hill
Galleria Grazia Neri, Milano |Mar26-Mag11 - 2007|
Una antologica del fotografo inglese James Hill, che presenta estratti da reportage di guerre, conflitti etnici e situazioni critiche nel mondo realizzati negli ultimi dieci anni. Vissuto a lungo a Kiev, Mosca e Roma, è ora basato tra Mosca e Parigi, ed è dal 1996 fotografo a contratto per il New York Times. L’esposizione è proposta in apertura di un ciclo di mostre che, nel decimo anniversario della Galleria Grazia Neri, saranno dedicate a reporter che operano come free-lance, spesso in situazioni di estrema difficoltà, per raccontare la Storia. A testimonianza dello spirito con il quale è nata ed ha operato la Galleria in questi anni.
“La prima volta che andai a fotografare una guerra fu in Nagorno-Karabakh, agli inizi del 1992. Ero con un giornalista inglese, un veterano della Guerra in Afghanistan, che sembrava essere assolutamente noncurante nei confronti del suo destino ed anche, cosa piuttosto preoccupante, delle mine. Un giorno eravamo con degli armeni irregolari che stavano pattugliando le postazioni difensive esterne di un villaggio azero, quando delle forze poste parecchio più in alto hanno cominciato ad attaccarci, costringendoci a stare giù per tre ore. Io mi sono steso con il naso nella terra di fronte a una montagnola e vedevo proiettili che sfrecciavano sopra la mia testa e che suscitavano la ridicola e strana tentazione di alzarsi in piedi. Il mio stato di “sogno ad occhi aperti” fu interrotto da un collega che mi chiedeva se avessi per caso portato del cibo con me, che so, un panino al prosciutto o al formaggio mi disse; sembrava essere più preoccupato di questo, che delle bombe che ci cadevano addosso.
Fin da allora sono rimasto molto sorpreso dal confuso confine tra realtà e assurdo nella guerra.
Il lavoro di noi fotografi è un misto di momenti che vanno dalla monotonia allo straordinario, dall’eroico all’incongruo. Come quando ti capita di vedere un uomo afgano che continua a pregare mentre uno stormo di F18 vola sopra la sua testa. O quando vedi un soldato americano che chiede una sigaretta mentre dei colleghi a pochi metri cercano disperatamente di abbattere una statua di Saddam Hussein in Faros Square. Quanto ogni momento straordinario sia necessariamente avvolto dall’ordinario, come la voce della Storia urli altrettanto forte in questi istanti piccolissimi di quanto faccia nei momenti cruciali. Allo stesso modo, in un momento di pace, anche l’azione più silenziosa può essere eloquente. Quando una signora anziana esce con noncuranza da una pozza ghiacciata, è come se leggessi pagine di Tolstoj sull’animo dei russi
Io sento che la fotografia di guerra è più accidentale che decisiva. Ci sono momenti in cui il volto pubblico di una persona viene svelato e si vede l’altra faccia, quella che normalmente è nell’ombra, che ci sta guardando e che racconta una storia che è molto più profonda e personale. A Beslan un mucchio di sigarette su una sedia può gridarmi l’orrore esattamente con la stessa intensità di un’immagine cruenta di attualità. A Mazar-i-Sharif, durante la prima inaspettata nevicata dell’inverno, un rifugiato in solitudine guarda fuori, incapace di credere che il destino possa essere così crudele. Sono fotografie che pongono domande e non risposte, immagini prese, come molti di noi che abbiamo deciso di diventare fotogiornalisti, in questa terra di nessuno, da qualche parte tra la guerra e la pace.” (James Hill)
- - - - - - - - - - - - -
Galleria Grazia Neri
via Maroncelli 14, Milano
Tel. 02.62527.1 grazia.neri@grazianeri.com
submitted by: PRIVATE News
Galleria Grazia Neri, Milano |Mar26-Mag11 - 2007|
Una antologica del fotografo inglese James Hill, che presenta estratti da reportage di guerre, conflitti etnici e situazioni critiche nel mondo realizzati negli ultimi dieci anni. Vissuto a lungo a Kiev, Mosca e Roma, è ora basato tra Mosca e Parigi, ed è dal 1996 fotografo a contratto per il New York Times. L’esposizione è proposta in apertura di un ciclo di mostre che, nel decimo anniversario della Galleria Grazia Neri, saranno dedicate a reporter che operano come free-lance, spesso in situazioni di estrema difficoltà, per raccontare la Storia. A testimonianza dello spirito con il quale è nata ed ha operato la Galleria in questi anni.
“La prima volta che andai a fotografare una guerra fu in Nagorno-Karabakh, agli inizi del 1992. Ero con un giornalista inglese, un veterano della Guerra in Afghanistan, che sembrava essere assolutamente noncurante nei confronti del suo destino ed anche, cosa piuttosto preoccupante, delle mine. Un giorno eravamo con degli armeni irregolari che stavano pattugliando le postazioni difensive esterne di un villaggio azero, quando delle forze poste parecchio più in alto hanno cominciato ad attaccarci, costringendoci a stare giù per tre ore. Io mi sono steso con il naso nella terra di fronte a una montagnola e vedevo proiettili che sfrecciavano sopra la mia testa e che suscitavano la ridicola e strana tentazione di alzarsi in piedi. Il mio stato di “sogno ad occhi aperti” fu interrotto da un collega che mi chiedeva se avessi per caso portato del cibo con me, che so, un panino al prosciutto o al formaggio mi disse; sembrava essere più preoccupato di questo, che delle bombe che ci cadevano addosso.
© James Hill
Fin da allora sono rimasto molto sorpreso dal confuso confine tra realtà e assurdo nella guerra.
Il lavoro di noi fotografi è un misto di momenti che vanno dalla monotonia allo straordinario, dall’eroico all’incongruo. Come quando ti capita di vedere un uomo afgano che continua a pregare mentre uno stormo di F18 vola sopra la sua testa. O quando vedi un soldato americano che chiede una sigaretta mentre dei colleghi a pochi metri cercano disperatamente di abbattere una statua di Saddam Hussein in Faros Square. Quanto ogni momento straordinario sia necessariamente avvolto dall’ordinario, come la voce della Storia urli altrettanto forte in questi istanti piccolissimi di quanto faccia nei momenti cruciali. Allo stesso modo, in un momento di pace, anche l’azione più silenziosa può essere eloquente. Quando una signora anziana esce con noncuranza da una pozza ghiacciata, è come se leggessi pagine di Tolstoj sull’animo dei russi
Io sento che la fotografia di guerra è più accidentale che decisiva. Ci sono momenti in cui il volto pubblico di una persona viene svelato e si vede l’altra faccia, quella che normalmente è nell’ombra, che ci sta guardando e che racconta una storia che è molto più profonda e personale. A Beslan un mucchio di sigarette su una sedia può gridarmi l’orrore esattamente con la stessa intensità di un’immagine cruenta di attualità. A Mazar-i-Sharif, durante la prima inaspettata nevicata dell’inverno, un rifugiato in solitudine guarda fuori, incapace di credere che il destino possa essere così crudele. Sono fotografie che pongono domande e non risposte, immagini prese, come molti di noi che abbiamo deciso di diventare fotogiornalisti, in questa terra di nessuno, da qualche parte tra la guerra e la pace.” (James Hill)
- - - - - - - - - - - - -
Galleria Grazia Neri
via Maroncelli 14, Milano
Tel. 02.62527.1 grazia.neri@grazianeri.com
submitted by: PRIVATE News
