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PRIVATE 5 | Una nuova vita vi attende nella colonia extra-mondo

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A new life waits for you in the other-world colony. (from Blade Runner)

Nella sua vaghezza tematica e pretestuosità monografica (che sempre ha volutamente contraddistinto questa rivista), in quest’occasione private obbliga il lettore ad una riflessione sul proprio, personale, individuale sentimento dell’intimità.
Queste foto che ritraggono altri corpi, altri volti, altri scenari, innescano (così mi sembra) una sensazione di appartenenza, di coinvolgimento, di riconoscimento con la propria storia, con la propria memoria; è la stessa suggestione malinconica (scevra però di melassa e di sentimentalismo) che coglie chiunque si accinga a sfogliare, con disincanto, l’album fotografico di famiglia, una propria sequenza di immagini.
Niente di nuovo o di inesplorato; anzi, ancor più interessante proprio perché già sperimentato, già esperito. A questa tentazione non sfuggono (e perché dovrebbero?), nella loro umana, pietosa indulgenza, neppure i poeti.

Questa ricerca del sé (che ripercorro ritualmente per accertarmi della mia insicura identità) sceglie di rivedere, con illusione di innocenza, le mutazioni dei luoghi, delle memorie, del volto, del corpo, dei molti volti e molti corpi che sono stato negli anni, quelle sembianze che ho voluto (chiedendo ad estranea complice mano o a più pudichi autoscatti) fissare nella carta. È una curiosità lombrosiana, una immaginazione fisiognomica che mi fa allineare davanti agli occhi una sequenza non cronologica delle immagini che mi ritraggono. Quelle più “vive”, più “spontanee”, in movimento, mi appaiono più artefatte di quelle statiche, senza pretese; sono pose “d’intelligenza”, di volontà espressiva narcisistica, di domestica innocua teatralità. Quelle troppo remote, che rivelano un tempo sospeso, non precisato, una datazione approssimata, mi espongono alla dolcezza di un lutto, al tradimento alla dimenticanza (nella quotidianità che compone l’esistenza) di ciò che non posso più ritrovare di me, di un impossibile risarcimento.
Con ironia, in Palombella rossa (1989), urlando la propria disperazione, inveiva Michele Apicella (Nanni Moretti): «Le merendine di quando ero bambino non torneranno più, i pomeriggi di maggio…».

(Marco Sangiorgi, Associazione Culturale Il bradipo

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